Draghi, il suo futuro lascia i mercati con il fiato sospeso

Grandi parole di elogio per Draghi, preoccupazione nei mercati internazionali per quel potrebbe eventualmente accadere dopo la sua elezione al Quirinale. Oggi in Italia con Mario Draghi “c’è un leader e si percepisce il senso di una direzione”. Così in poche parole Gilles Moec, capo economista di AXA Investment Managers ha sintetizzato la visione dei mercati sul ruolo dell’attuale presidente del Consiglio. Eppure un suo eventuale trasloco da Palazzo Chigi al Quirinale rassicura e inquieta gli investitori internazionali. E’ una apparente contraddizione quella che emerge dalle dichiarazioni e dalle analisi delle ultime settimane, fatte da operatori di mercato che alla fine, come ricordava Francesco Guerrera su ‘Repubblica’, sono sempre pronti a ‘votare con i piedi’, e cioè liquidando in tempi brevi – se non convinti dagli scenari istituzionali post-Quirinale – le ingenti posizioni sul debito estero italiano. Con esiti potenzialmente catastrofici.

Su una cosa tutti gli osservatori internazionali sembrano d’accordo: l’incertezza regna sovrana e potrebbe mantenersi tale sia che Draghi diventi il successore di Mattarella sia che resti alla guida del governo. Come ha scritto la banca giapponese Nomura per i partiti dell’attuale maggioranza “sarebbe rischioso non sostenere Draghi visto l’ampio consenso che vanta”. Ma, si aggiunge, “anche nel caso in cui restasse al governo le incertezze politiche sarebbero comunque destinate a crescere nel corso del 2022 vista la scadenza elettorale del 2023”.

In realtà più che la nomina ‘in sé’ di Draghi a nuovo Presidente, è la partita per Palazzo Chigi a inquietare gli investitori. Lo spiega l’agenzia di rating Fitch che ricorda come “se Draghi fosse eletto, dovrebbe dimettersi da primo ministro e questo potrebbe portare a elezioni anticipate”. Un voto che “creerebbe instabilita’ nel breve termine” senza contare che “la campagna elettorale e la formazione del nuovo governo aumenterebbero i rischi per l’Italia di mancare i traguardi di Next Generation Eu con ritardi nel ricevere i finanziamenti”. Sul fronte ‘buone notizie’ però Fitch riconosce come Draghi al Quirinale “sarebbe un fattore di stabilita’ politica per i prossimi 7 anni” per l’Italia soprattutto per quanto riguarderebbe il dialogo con l’Europa e i rischi di instabilità dei mercati.

Stessa visione per l’agenzia Dbrs che teme “implicazioni per il programma di riforme dell’Italia” con un passaggio di Mario Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale che potrebbe “mettere in crisi la stabilità dell’esecutivo dal momento che i successori disponibili potrebbero avere difficoltà a ottenere il sostegno della stessa maggioranza” in un Parlamento “frammentato” come quello attuale. Anche qui, però, si riconosce come Draghi alla più alta carica della Repubblica “per sette anni potrebbe garantire responsabilità, credibilità internazionale e un posizione filo-UE” oltre a “esercitare la sua persuasione morale per mantenere lo slancio sull’agenda delle riforme”.

A votare per la continuità a Palazzo Chigi ci sono i tedeschi di Berenberg Bank che in una analisi hanno sottolineato “se Draghi restasse al suo posto come premier e venisse alla fine eletto un presidente della repubblica con una ampia maggioranza, alla fine Draghi potrebbe continuare il suo lavoro sulle riforme”. Una ascesa dell’ex presidente della Bce al Quirinale invece “avverrebbe – si spiega – a scapito dell’incertezza politica a breve termine e dei rischi a lungo termine. Un nuovo premier non avrebbe lo status internazionale e la popolarità interna di Draghi e potrebbe faticare a mantenere unita l’attuale ampia coalizione in parlamento anche con il sostegno di un Draghi presidente”.

“Ancora più importante – continua Berenberg – se diventasse presidente. Draghi non potrebbe più guidare le riforme e controllare la spesa dei fondi NextGenerationEU”: una somma (in gran parte debito futuro) superiore ai 200 miliardi di euro, che l’Italia non può permettersi di sprecare. Per questo, è il senso dell’analisi tedesca, meglio andare avanti con il lavoro già avviato a Palazzo Chigi.

Da Londra invece i mercati ai quali dà voce il ‘Financial Times’ non sembrano avere dubbi: se “la premiership riformista di Mario Draghi si avvicina alla fine, il passaggio alla presidenza dell’Italia appare – secondo il quotidiano economico – il modo migliore per portare avanti l’ottimo lavoro” fin qui svolto dall’ex presidente della Bce.

Da un’ottica vicina ai laburisti il ‘Guardian’ – che riconosce all’effetto Draghi la circostanza che “la politica italiana si è distinta nel 2021 per essere rassicurante, insolitamente noiosa” – sottolinea come “l’Italia, e in particolare il centrosinistra, sia diventata dipendente da Draghi in una maniera non sana”. Soprattutto alla luce di un possibile futuro sovranista di centro-destra l’ex presidente della Bce – “per quanto sia un protagonista formidabile che ha usato bene il tempo a sua disposizione” – non deve essere visto come il principale baluardo contro tale possibilità.

“Nonostante la copertura mediatica internazionale molto positiva, l’ ‘effetto Draghi’ non ha completamente convinto gli investitori stranieri” ricordava qualche settimana fa l’osservatorio londinese di Oxford Economics, segnalando un flusso di fondi verso il nostro paese cresciuto negli ultimi dodici mesi, ma non in maniera significativa. E i timori – si leggeva nell’analisi – sono che “molto probabilmente il prossimo governo italiano non sarà riformista come quello attuale” ed è verosimile “che l’ambiente politico nei prossimi anni non sarà così favorevole come questo”.

Per Sylvain Broyer, capo economista per l’Europa di S&P la priorità per l’Italia quella di “non mettere a rischio l’attuale forte fiducia di imprese e famiglie”, anche se “non vediamo un grande incentivo per andare a elezioni anticipate”.

Da Goldman Sachs, però, si segnala soprattutto un fattore temporale: se l’elezione di Draghi al Quirinale “rafforzerebbe l’ancoraggio dell’Italia e la sua politica all’interno dell’Europa” al tempo stesso creerebbe “incertezza sul nuovo governo”. E “dati gli interessi divergenti tra i partiti in Parlamento e la lunghezza tipica del tempo necessario per formare un nuovo governo, siamo più preoccupati dei mercati che questo scenario comporterebbe un ritardo nell’implementazione del Recovery Fund e delle relative riforme”.

Ma si sbaglierebbe a limitare la questione del futuro di Draghi solo in un’ottica italiana. Infatti la stessa Goldman Sachs, in una analisi successiva, ha anche portato questo ‘dilemma’ a un livello europeo. Ricordando la nuova partnership Roma-Parigi suggellata da Draghi e Macron la banca Usa ha anche sottolineato che “c’è il rischio che se Draghi salisse al Quirinale la successiva nomina di un nuovo primo ministro e di un nuovo esecutivo possa de facto rallentare i progressi su diverse questioni dell’UE e indebolire l’asse franco-italiano”. Come dire, che dal futuro di un leader, in questo momento, può dipendere il futuro di un intero continente.

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