Perinetti e l’addio a Brescia: «Meglio lasciarsi che trascinare»

Perinetti e l’addio a Brescia: «Meglio lasciarsi che trascinare»

«L’unica anomalia è stata quella di aver firmato ad aprile il rinnovo e poi, quattro giorni dopo, si è deciso di non andare avanti». In quel «si è deciso», c’è tutto il senso della rottura tra Giorgio Perinetti e il Brescia. Un po’ perchè il tutto ricalca un modus operandi di Massimo Cellino che lo stesso direttore sportivo aveva già avuto modo di toccare con mano pochi mesi prima nei rapporti con Davide Dionigi, al quale fu rinnovato il contratto per un altro anno salvo poi essere esonerato due settimane dopo; un po’ perchè quel detto e non detto degli ultimi cinque mesi, cioè dal dopo flop a metà (dei due, su quattro, nuovi arrivi mai visti, Pandolfi e Ninkovic) del mercato invernale, non faceva presagire, conoscendo il presidente, che il connubio potesse continuare.

«Ma forse è stato meglio così – continua Perinetti – perchè è sempre meglio essere chiari e non prolungare rapporti che possono inquinarsi già una ventina di giorni dopo. Rapporti che voglio continuare ad avere buoni con una persona che conosco da tanti anni e della quale apprezzo la schiettezza: lui continuerà a fare la sua strada ed io la mia, senza problemi. E con serenità, ognuno continuerà a fare il suo».

Un sodalizio nato solo l’estate scorsa: un paio di telefonate ed altrettanti incontri tra due che già si conoscevano in questo mondo del pallone e poi, verso fine luglio, l’ufficialità dell’approdo in biancoblù per l’esperto e stimato Perinetti che, alla soglia dei settant’anni (compiuti il 17 gennaio scorso), si lega alla squadra di una città che sente un po’ sua dato che, con mamma bresciana, aveva passato tante spensierate estati della sua adolescenza da queste parti.

«E qui, per ora, voglio comunque restare perchè mi sento un po’ bresciano. Rimango soddisfatto di avere avuto un’opportunità professionale in una città alla quale mi sento molto legato: è stata una bella esperienza vicino ad una persona di grande intelligenza e di grandi vedute come Cellino. La considero comunque un arricchimento». Intanto, sono già nell’aria le sirene di richiamo, come quelle che lo vorrebbero di ritorno al Bari, dove passò con successo una dozzina abbondante di anni fa: «Chiaro che qualche prospettiva c’è e si sta aprendo, ma voglio scegliere, se mai sarà, con molta calma: ormai ho un’età che mi fa decidere pdi andare dove posso dare il mio contributo sereno, facendo solo cose che mi fanno sentire bene: non mi interessano la categoria, nè il blasone». Un addio soft, anche se resta quella, per dirlo con parole sue, anomalia.

«Di cui magari parleremo più in là, ripercorrendo un po’ questa annata…».