ordine avvocati Milano, ‘giustizia sia più umana e giusta’ – Libero Quotidiano

Milano, 30 dic. (Adnkronos) – “Restare umani per essere giusti. Quando alcuni rappresentanti della magistratura non capiscono che la pena di un cittadino comincia nella sofferenza che produce il processo, quelle stesse persone stanno togliendo autorevolezza a tutta la giustizia italiana. A volte il dibattito interno alla giustizia non viene compreso dalla gente, ma in questo caso invece tutti comprendono la gravità di questa triste vicenda”. Lo afferma il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Vinicio Nardo, sul suicidio di un consigliere regionale piemontese, Angelo Burzi, a causa della vicenda giudiziaria vissuta. “Ovviamente la cosa più tragica è la perdita di una vita umana che ci riporta ad un’emergenza permanente che si chiama giustizia. Perché la morte di Angelo Burzi e, ancora di più, la ‘difesa’ che ha fatto il procuratore generale Francesco Saluzzo di Torino del procedimento quasi decennale che ha affrontato l’ex consigliere regionale sono la fotografia di questa emergenza che troppo frequentemente riaffiora”.

A poche settimane dall’anniversario di Mani Pulite “per noi a Milano, il suicidio e la lettera del Consigliere Burzi ricordano terribilmente il caso di Sergio Moroni e la sua lettera al Presidente della Camera. Una lettera, quella di Moroni, che rappresenta un testamento politico pesantissimo, sia sui tempi e sui modi dei processi che tengono appesi i cittadini ad un destino incerto, sia sullo stigma sociale che la narrazione mediatica determina e che insieme possono davvero rendere disumana la giustizia. Una lettera che andrebbe fatta studiare nelle scuole””, continua Nardo.

“Le dichiarazioni del Procuratore di Torino sull’operato della giustizia mandata assolta da lui per l’atto estremo compiuto da un cittadino sotto pressione da quasi 10 anni -continua Nardo- dimostrano che esiste una precondizione non sempre rispettata dalla giustizia per essere giusta, ovvero quello di non perdere di vista il senso di umanità, e di capire che l’inizio di una condanna per i cittadini è già nel dover affrontare un processo e tutte le conseguenze sociali, familiari e appunto umane che porta con sé. Se non si capisce questo, si contribuisce a diffondere nei cittadini un senso di sfiducia verso la giustizia”.

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