Pride Bologna, polemiche durante l’esclusione dell’associazione di poliziotti lgbt. Gaynet e Famiglie arcobaleno: “Ci ripensino”

A due giorni dal Gay Pride di Bologna fa discutere la decisione degli organizzatori, la rete Rivolta Pride, di ghettizzare dalla partecipazione Polis Aperta, l’associazione che riunisce gli omosessuali che lavorano nella polizia e nelle forze armate.

A denunciare la situazione, come riporta il Resto del Carlino, è stata la stessa associazione. “Ci è stato chiesto – scrivono – di non presentarci con i loghi e lo striscione dell’associazione, ma di partecipare in modo anonimo, quasi dovessimo nascondere chi siamo. Fin dalla nascita, l’associazione si è impegnata per il riconoscimento dei diritti civili, dalla legge Cirinnà al ddl Zan, per il riconoscimento degli alias alle persone in mutamento e dell’omogenitorialità. Perché siamo consapevoli che solo tutelando le molteplici identità individuali della società si garantisce la rifugio di quella democrazia che abbiamo deciso di rappresentare indossando una divisa. Le pratiche escludenti non ci appartengono, così come non ci appartiene il dileggio, la discriminazione, il pregiudizio che trasuda da certi toni. Questo odio non ci appartiene”.

Rivolta Pride ha risposto ricordando come l’esperienza si richiama alla rivolta in risposta alla repressione di Stonewall. “Riconosciamo – replicano – che l’omolesbobitransafobia è presente in tutti i luoghi di lavoro, anche all’interno della polizia e delle forze dell’ordine. Anzi, spesso è proprio in questi settori che le discriminazioni trovano spazio, incentivate da un ambiente, quello delle caserme, intriso di machismo e maschilismo. Per questo, ci teniamo a chiarire che la nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di critica aperta alle forze dell’ordine come istituzione, e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista”.

Anche Gaynet ha preso le distanze dalla decisione della rete Rivolta Pride: “Prima di tutto: qui parliamo di Polis Aperta, realtà fatta da persone LGBTIQ+ che combattono ogni giorno proprio quei pregiudizi e quel sessismo, continuando nel loro quotidiano quella rivolta che celebriamo ogni 28 giugno. Negare a donne e uomini LGBTIQ+ di presentarsi con la divisa che usano ogni giorno, la stessa divisa con la quale hanno conquistato un coming out faticoso e importantissimo, significa rifiutare il loro percorso. Significa calpestarlo ed esporlo alla mercé di chi potrà dire “quelli ti considerano sempre feccia”. Significa praticare la stessa discriminazione che da sempre combattiamo, quel “tu non vai bene” che abbiamo sentito di recente a Roma in un locale contro una fanciulla lesbica. Significa mettere in campo una Rivolta al contrario”. E continuano: “Dal pride vanno cacciati via i fascisti, non fratelli e sorelle in divisa o alleatə che ci mettono la faccia. Colpire chi cerca di cambiare le cose è la strategia perfetta per non cambiare nulla”. Quindi “carə amichə di Bologna, ripensateci“.

Una linea condivisa anche dall’associazione Famiglie arcobaleno: “Sabato saremo al Pride di Bologna, il Rivolta PRIDE, con le nostre famiglie e con le nostre storie, anche se quest’anno non siamo state tra le realtà che lo hanno organizzato e promosso”, hanno scritto su Facebook. “Il Pride è di tuttə, tutte le persone e le realtà che lo vivono e attraversano, e in un Pride non c’è spazio per l’esclusione: quindi speriamo di cuore che si superino le polemiche di questi giorni e di ritrovarci tuttə (ma proprio tuttə, Polis Aperta compresa) sabato per scontrarsi insieme e rivendicare insieme i diritti negati“.

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