Cuba è un’altra cosa: nonostante le difficoltà continua a stare saldo, la dignità è un valore sentito

Dopo oltre due anni di mezzo di pausa dovuta al Covid, ho partecipato nei giorni scorsi all’Avana alla conferenza annuale della società cubana di diritto internazionale.

Il tassista che mi ha portato all’aeroporto sabato scorso pomeriggio costituisce un esempio della specie che Ernesto Che Guevara aveva vaticinato quando con Fidel, Raul e gli altri prese il potere a Cuba qualcosa di più di sessantatré anni fa: l’homo novus rivoluzionario. Coltissimo, in poco più di una mezz’ora mi ha impartito una sequela di conferenze su argomenti vari: geografia e storia di Cuba e dei Caraibi, in particolare dei pirati che occupavano, sotterrandovi i prodotti delle loro scorrerie, l’isola chiamata appunto del tesoro, oggi Isola della Gioventù per aver ospitato per tutto un periodo giovani provenienti da tutta l’America Latina per corsi e seminari su varie materie. Scienze naturali, come i nomi dei vari alberi e arbusti che crescono abbastanza rigogliosi sulla percorso che congiunge L’Avana coll’aeroporto. Scienze ambientali, elencando le proprietà di tali specie vegetali e in particolare le loro funzioni collegate alla ripulitura dell’aria, coll’assorbimento dello smog e al contenimento del riscaldamento globale, con quello dell’anidride carbonica.

E pensare che noi abbiamo come ministro della Transizione ambientale un tale Cingolani che recentemente è riuscito addirittura, in nome delle lobby fossili ed automobilistiche, a rinnegare una blanda risoluzione del camera dei deputati europeo che prevedeva il passaggio alle energie rinnovabili da ora a qualche anno.

Si sa del resto che il nostro è da tempo, praticamente da sempre, a meno di non voler risalire alle ben note virtù civiche della Roma repubblicana, un Paese in vendita al miglior partecipante all’asta. Nel dopoguerra l’Italia è stata ceduta, complici la Democrazia Cristiana di De Gasperi e il Vaticano, agli Stati Uniti, che per agevolare il passaggio minacciarono tra l’altro la secessione della Sicilia per darvi vita a una Repubblica indipendente controllata e governata da Cosa Nostra, una specie di Colombia prePetro mediterranea.

L’assenza di qualsiasi sentimento di dignità nazionale o patriottica ha indubbiamente aiutato questa ed altre operazioni. Ma prima o poi se ne paga il prezzo cogli interessi. Oggi siamo aggiogati al carro degli Stati Uniti e, col resto dell’Europa, armiamo gli ucraini, istigandoli a farsi tutti massacrare in nome dei valori europei ed occidentali che non si sa bene quali siano, a meno che non si intenda in tal modo designare quelli custoditi nelle borse dell’Occidente e difesi strenuamente negando a gran parte della popolazione mondiale il diritto alla vaccinazione contro le pandemie e continuando a difendere le multinazionali che perseguono l’attuale modello di sottosviluppo mondiale basato sulla depredazione di ogni risorsa disponibile e la devastazione di ogni ecosistema. Rappresentata da personaggi come Boris Johnson che si atteggia, ma a quanto pare con scarso esito elettorale, a novello Churchill, respingendo ogni proposta di soluzione negoziata del conflitto in atto, sulla pelle degli ucraini, i quali si spera capiscano finalmente di chi abominevole giochino siano le vittime. Ma sono vari i biscazzieri di Bruxelles, fra di essi anche il nostro Draghi, che continuano a giocare d’azzardo colla pace e colla vita, non solo dell’Ucraina ma dell’Europa intera.

Per mettersi nelle mani di personaggi di questo genere occorre liberarsi di alcuni ostacoli, principalmente l’intelligenza e la dignità. Fortunatamente per i personaggi in questione non sembra che gli Europei di oggi ne abbiano poi da vendere, anzi. Cuba è un’altra cosa. Lì la dignità è un valore sentito che viene difeso da oltre sessant’anni a caro prezzo. Oggi, che agli effetti del bloqueo statunitense si sono uniti quelli della epidemia che ha praticamente abolito il turismo, che comincia ora timidamente a riaffacciarsi dopo oltre due anni, il prezzo da pagare è più che mai elevato e si riflette negli aumenti dei prezzi e nelle difficoltà di approvvigionamento.

Ma il messaggio che i cubani mi hanno voluto affidare è il seguente: nonostante le difficoltà e le sofferenze continuiamo a resistere ed a forgiare uno Stato che è un modello di coesione e si sta dotando di una legislazione d’avanguardia in vari settori, basti pensare le recenti leggi contro la tortura e per il matrimonio paritario. Un esempio che, nonostante le preoccupazioni di Washington che tende da oltre sessant’anni di distruggerlo, ha determinato propri frutti, preparando nuove stagioni di autonomia latinoamericana, oggi nuovamente possibili dopo un breve periodo di riflusso, per dare finalmente vita al sogno di Bolivar e Martì, ingrediente essenziale del nuovo governo multipolare e cooperativo del pianeta, unica alternativa alla catastrofe.

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