L’infermiera che batte Covid e avversarie «Ora sogno di combattere per un titolo»

Sara Masia, 24 anni, lavora all’ospedale di Cecina: nel 2018 l’ingresso in palestra ora la prima vittoria sul ring  

Michele Falorni

28 Maggio 2021

il racconto

Michele Falorni

CECINA. Questa è una bella storia. Sara Masia, 24 anni, lavora nel reparto Covid dell’ospedale di Cecina e nel tempo libero frequenta la palestra Uppercut diretta da Angelo Salvemini. Il pugilato è incontro e scontro, resistenza e resilienza e lei, tre anni dopo il primo allenamento, ha battuto all’esordio Agnese Bartoli al palasport di Borgo a Mozzano. Categoria Superleggeri, 60 chili, ha sfruttato tutto il suo metro e 70 per tenere a distanza l’avversaria e, nelle tre riprese da tre minuti, centrarla al corpo e al volto, strappando la vittoria e alzando le braccia al cielo tra gli applausi di tecnici e addetti ai lavori.

«Sono laureata in Scienze infermieristiche a Pisa – racconta – e frequento un master di primo livello in Area critica, perché in futuro mi piacerebbe lavorare al pronto soccorso. Sono venuta in palestra per caso, a provare cosa significhi tirare i pugni. Andavo a cavallo, ma mi sono appassionata subito alle sedute intense e formative, presentandomi tre volte alla settimana. L’obiettivo era salire sul ring, mettermi alla prova e competere. Ora vado tutti i giorni. All’inizio, è normale, provavo ansia, ma al momento in cui sono salita sul quadrato mi è passata, perché ho trovato subito fiducia nei miei mezzi».

Non è poco. All’angolo, Salvemini e il fidanzato Alessio Mastromatteo, pugile pure lui, che l’hanno seguita e guidata, incoraggiandola nel palazzetto senza pubblico a spostarsi e ad applicare le tecniche in sequenza per colpire l’avversaria della pugilistica Ravenna. Nove minuti, per un’esordiente e non solo per lei, sono lunghi, ma la condizione di Sara e la non trascurabile capacità di orientare l’incontro hanno fatto la differenza come il suo diretto e il gancio destro. «Ero contenta – prosegue – e quando l’arbitro ha letto il verdetto avrei combattuto ancora». In Italia segue Irma Testa, prima italiana a disputare un’olimpiade, volando a Rio de Janeiro nel 2016, e poi capace di laurearsi campionessa europea tre anni dopo. Sul polpaccio destro Sara ha tatuata l’immagine di una donna dal viso delicato e dai lunghi capelli neri: una scelta personale, un omaggio alla femminilità. Sull’altro, rose e farfalle colorate. «Voglio continuare a combattere – afferma – e nel tempo avvicinarmi a un titolo, perché tra le corde si provano emozioni non comuni. La mia giornata è piena di impegni, ma quando ho un momento libero ascolto musica rap e leggo i libri gialli di Donato Carrisi. Dopo la maturità alMarco Polo mi sono iscritta all’università e ora sono infermiera, impegnata da novembre scorso nel reparto Covid del nostro ospedale. Lavoro con passione: come per il pugilato, è stato un colpo di fulmine. Sogno di spostarmi al pronto soccorso, perché mi piacciono le situazioni dinamiche e la possibilità di decidere in poco tempo». Classe 1996, simpatica e sorridente, racconta di sé e dell’avventura tra corde e sacchi. Ama la vita e la sfida. Come la boxe. —

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