L’Amazzonia che Bruno Pereira amava

Brasile

L’Amazzonia che Bruno Pereira amava

Rubens Valente, Pública, Brasile

28
giugno 2022

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Atalaia do Norte, Brasile, 16 giugno 2022.

(Joao Laet, Afp)

28 giugno 2022 11:44

Quando tornava dai viaggi in barca dalla terra indigena della valle del Javari, Bruno Pereira si fermava ad Atalaia do Norte, nello stato di Amazonas, e mangiava nel piccolo ristorante fatto di assi di legno del signor Rosedilson Barroso Salvador, dove apprezzava il brodo di zoccolo di vacca e ascoltava musica sertaneja, specialmente la coppia Milionário & José Rico. Il proprietario del ristorante è un fan di Roberto Carlos e ascolta senza pausa il repertorio degli anni sessanta e settanta, selezionati sul suo computer.

“Arrivava dalla strada del porto e si metteva proprio dov’è seduto lei ora. Chiedeva ogni volta se lo Sport avrebbe giocato o se stava giocando. Quando c’era la partita, voleva guardarla in tv bevendo una birra Itaipava”, dice Barroso Salvador. Pereira era nato nello stato di Pernambuco, nell’est del Brasile, era esperto di questioni indigene e difensore dei diritti umani, e tifava per lo Sport, la squadra di Recife. Aveva vissuto per circa cinque anni ad Atalaia, dal 2012 al 2016, quando lasciò la direzione regionale della Fundaçao nacional do índio (Funai), l’agenzia governativa che si occupa della protezione dei nativi e delle loro terre. Dal 2020 Pereira aveva ricominciato a frequentare la città: collaborava con l’Univaja, la principale associazione di nativi della territorio, svolgendo incarichi di organizzazione nella vigilanza della zona.

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